Inferno
Boards of Canada · Electronic / IDM
Reviewed 2026-06-09
The Roast
“Tredici anni. Tredici anni a decifrare esagoni, adulti fatti e finiti che trattano un comunicato stampa della Warp come il filmato di Zapruder, archeologi da forum convinti che ogni silenzio da Hexagon Sun fosse di per sé una dichiarazione. I Boards of Canada erano diventati meno una band che un sistema meteorologico da aspettare. Così Inferno arriva carico di una mitologia a cui nessun album potrebbe sopravvivere intatto, e i fratelli Sandison, va detto a loro merito, non provano nemmeno a nutrirla. Le stazioni numeriche e le infanzie sbiadite dal sole sono quasi sparite. Al loro posto: chitarre, batteria dal vivo, voci campionate che borbottano di scritture e rovina, diciotto tracce di hauntology che ha smesso di infestare il passato e ha iniziato a infestare il presente. È il loro disco più cupo, e anche il più letterale, ed è questo il problema. Quando Geogaddi nascondeva il diavolo nella matematica, ti sporgevi ad ascoltare. Quando Inferno lo nomina nel titolo e sottolinea l'apocalisse per settanta minuti, ogni tanto guardi l'orologio. Il terzo centrale cede sotto il proprio presagio, passaggi ambient che sembrano più curati che composti, l'angoscia come carta da parati. Eppure il mestiere è innegabile, le melodie scordate colpiscono ancora quel livido preciso che nessun altro sa trovare. Il mito prometteva rivelazione. Il disco consegna un ottimo album dei Boards of Canada, un po' troppo lungo, un po' troppo spiegato, fatto da due uomini che hanno sentito il mondo raggiungere finalmente la loro paranoia e hanno deciso di smettere di sussurrare.”

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The Bright Side
Quando funziona, funziona davvero. La scelta di registrare batteria e chitarra dal vivo a Hexagon Sun dà al duo una fisicità mai avuta su disco, e le tracce migliori fondono quel calore con una minaccia reale invece che con la nostalgia. Tredici anni non hanno spuntato l'istinto melodico: quei ganci nauseanti e scordati aggirano ancora il cervello e atterrano da qualche parte nell'infanzia. E rifiutarsi di rifare Music Has the Right to Children, scegliere l'angoscia al presente dell'IA e del collasso invece della comoda nebbia rétro, è la mossa più coraggiosa mai fatta da due scozzesi notoriamente prudenti. L'attesa ha prodotto un album che abita il 2026 invece di nascondersene.
Hardest Sneer
“Tredici anni di silenzio e la grande rivelazione è che l'apocalisse suona come i Boards of Canada con una Bibbia e una durata più lunga. Il mito ha firmato assegni che la tracklist impiega settanta minuti a incassare quasi.”

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Seventy Minutes of Underlining
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