The Verdict
Cominciamo dal numero osceno. Hai girato questo per circa quattro milioni e mezzo di dollari e ne ha incassati circa duecentocinquantacinque nel mondo, poi ha vinto la Miglior Sceneggiatura Originale per giunta. Quello non è un successo a sorpresa, è una rapina. E la parte più crudele è che il film merita ogni centesimo, perché l'artigianato è ermetico dalla prima inquadratura sul ciglio della strada.
Ciò che lo fa cantare è il travestimento. Hai costruito un thriller sociale sul razzismo e l'hai vestito da weekend dall'incontro con i suoceri, così il disagio si insinua molto prima dell'orrore. Ogni sorriso troppo amichevole e ogni complimento ben intenzionato è una vite che si stringe, e quando la vera trama mostra i denti, hai già fatto sentire al pubblico il terrore nelle proprie conversazioni educate.
Poi hai coniato il 'Luogo Sprofondato', una frase che è sfuggita del tutto al film ed è diventata gergo culturale. Quella è la cosa più rara che un film horror possa fare: non solo spaventare la gente, ma consegnarle un nuovo modo di dare un nome a qualcosa che già sentivano. Il tuo esordio alla regia ha rimodellato l'appetito dell'horror mainstream per il commento sociale, e tutti lo inseguono da allora.
What it nails
- ▲Una sceneggiatura così serrata da vincere l'Oscar, dove ogni dettaglio buttato via all'inizio ripaga dopo con precisione chirurgica.
- ▲L'interpretazione di Daniel Kaluuya, che porta il terrore crescente per lo più negli occhi prima che la trama confermi la sua paura.
- ▲Coniare il 'Luogo Sprofondato', un'immagine così potente da aver lasciato il film ed essere entrata nel linguaggio quotidiano.
- ▲Trasformare in arma il disagio sociale così che l'orrore sembri inevitabile invece che imposto, il razzismo come vero mostro.
What it botches
- ▼Il terzo atto sterza verso brividi di genere più ampi che sembrano più rumorosi e ottusi della costruzione lenta affilata come un rasoio.
- ▼Alcuni dei cattivi si ribaltano nel caricaturale una volta rivelato il loro piano, sgonfiando la sottigliezza precedente.
- ▼L'amico spalla comica, per quanto utile, a volte ti strappa fuori dal terrore che il resto del film mantiene.
- ▼L'arco di Allison Williams si basa su una rivelazione che premia le riguardate ma può sembrare un filo comoda alla prima visione.
Who it's for
Chiunque voglia un horror che pensa, dove gli spaventi portano un argomento e il disagio a lenta crescita è il punto.
Who should skip
Spettatori che vogliono gore, mostri e una giostra di spaventi lineare troveranno troppe chiacchiere prima che cominciino le urla.
The whole story lives on the hub
